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Come curare le patologie da sovraccarico alla schiena: ernia al disco, spondilolisi e spondilolistesi

La ripetitività di alcuni gesti sportivi o comunque di alcuni gesti specifici per tempi prolungati e ad intensità elevata, costituisce un’azione meccanico – traumatica sulle strutture interessate, che può determinare a sua volta l’instaurarsi del così detto “sovraccarico funzionale”. Questa condizione può essere ulteriormente aggravata da difetti di assialità, di rotazione o da postumi traumatici. Nelle lesioni da sovraccarico funzionale il fattore meccanico riveste sicuramente un ruolo fondamentale, ma è altrettanto vero che le complesse componenti anatomiche, strutturali e metaboliche ne possono influenzare l’insorgenza, le modalità di sviluppo e i tempi di evoluzione. Risulta chiaro a questo punto che, a parità di esposizione traumatica, solamente alcune persone/atleti sviluppino una determinata patologia.

Nello sci, uno dei distretti anatomici più frequentemente colpiti da patologia da sovraccarico funzionale è la colonna vertebrale, specie nel suo tratto più distale, ovvero la regione lombare.

La letteratura ci riporta che la patologia della colonna rappresenta tra gli sciatori quasi il 20% di tutte le affezioni traumatiche e che tale distretto anatomico occupa il 3° posto nella classifica generale (solo dopo le patologie della coscia e il ginocchio – 23 e 24%). Il 63% degli sciatori è colpito almeno una volta da questa patologia. (Bibl. 1-2)

Patologie Schiena

 Il rachide lombare è normalmente costituito da 5 vertebre formate da un corpo vertebrale, due peduncoli, due processi articolari superiori, due posteriori, due trasversi e un processo spinoso centrale.

Il disco intervertebrale è posto tra due vertebre contigue ed è mantenuto in sede da una serie di legamenti e strutture complesse fra cui il legamento longitudinale anteriore e posteriore. A ogni livello lombare fuoriescono due radici nervose (destra e sinistra).

Patologie Schiena (1)

Quando le radici nervose vengono compresse a causa di una perdita di trofismo del disco intervertebrale o per la presenza di un’ernia o per l’instaurarsi di un processo degenerativo o patologico di qualcuna delle strutture di contenimento, si ha l’insorgenza del dolore e si può parlare di Lombalgia.

La sintomatologia comune è rappresentata dal dolore che può essere limitato o esteso a seconda della zona interessata. Spesso cronico, generalmente si manifesta con una sensazione di bruciore, frequentemente invalidante ed esacerbato da sforzi anche di minima entità, correlato alle sollecitazioni funzionali.

 

– ERNIA DEL DISCO

L’ernia del disco è un’affezione consistente nella rottura o uno “sfiancamento” dell’anello fibroso del disco con conseguente dislocazione del nucleo polposo.

Patologie Schiena (2)Patologie Schiena (3)

La protrusione invece consiste nello schiacciamento da parte del nucleo delle fibre dell’anello.

Classicamente il paziente affetto da ernia discale lombare lamenta una lombosciatalgia se è colpita la radice di L4-L5 e/o L5-S1 o una lombocruralgia se è colpita la radice di L2-L3 e/o L3-L4.

L’esame iniziale da cui non si può prescindere è una radiografia del rachide lombosacrale nelle proiezioni standard (anteroposteriore e laterale) a cui può far seguito uno studio funzionale o dinamica (flessione e estensione del rachide) in proiezione laterale. Ovviamente le radiografie in proiezione dinamica non devono essere eseguite in presenza di una contrattura lombare, spesso presente nella fase acuta di presentazione clinica. Com’è noto una radiografia del rachide lombosacrale non è in grado di evidenziare un’ernia del
disco ma permette di valutare il rachide lombare nel suo insieme, di escludere patologie associate

L’esame principale da eseguire nel sospetto di un’ernia del disco è la Risonanza magnetica, che presenta il vantaggio di poter fare una valutazione qualitativa delle strutture rachidee, disco compreso e di poter visualizzare ampi tratti di rachide contemporaneamente. Inoltre non crea radiazioni ed è quindi oggi
preferibile.

 

– SPONDILOLISI E SPONDILOLISTESI

Per spondilolisi si intende una malformazione vertebrale che consiste nell’interruzione dell’istmo (parte posteriore dell’arco delle vertebre lombari) compresa tra le apofisi articolari superiori e inferiori.

La spondilolistesi è invece lo scivolamento della vertebra (e del tratto del rachide sovrastante) rispetto a quella inferiore; scivolamento consentito proprio dalla lesione istmica che fa perdere alla vertebra il suo ancoraggio posteriore.

Patologie Schiena (4)

La spondilolisi può verificarsi anche per microtraumatismi ripetuti. Le vertebre interessate a questo fenomeno sono, soprattutto, L4 ed L5 e la sintomatologia soggettiva è caratterizzata da episodi recidivanti di lombalgie e lombosciatalgie.

Qualora si sospetti l’esistenza di una spondilolisi o di una spondilolistesi occorre effettuare un esame radiografico del tratto lombo-sacrale della colonna vertebrale in due proiezioni standard (sufficienti ad evidenziare la listesi) ed anche in due proiezioni oblique; in queste proiezioni si rende evidente la lisi dell’istmo.

Patologie Schiena (5)

Il riscontro di una spondilolisi in un atleta richiede una consulenza specialistica ortopedica e medico sportiva onde instaurare le misure terapeutiche più idonee.

Bibliografia:
1.Peacock N et all. J. Orth. Sport. Phys. Ther. 2005 Feb;35(2):106-10
2. Bahr et all. Spine 29(4): 449–454

Dott.ssa Clara Terzaghi http://www.orthoterz.com
Medico Chirurgo Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Chirurgia Articolare Mini-Invasiva
Resp. Medico della Banca Regionale del Tessuto Muscolo-Scheletrico
Dirigente Medico di I livello presso l’Istituto Clinico Villa Aprica di Como

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One comment

  1. Buongiorno,
    sono una donna di 45 anni e da circa 7 mesi soffro di lombosciatalgia, divenuta acuta 4 mesi fa e resistente a medicinali.

    Gli esami che ho fatto sono (zona rachide lombosacrale):

    RX: -lordosi accentuata, alterazioni spondilosiche, restringimento spazio L5-S1.

    RMN:
    -discopatia L5-S1 con piccola ernia discale (protrusione discale),
    -ernia discale a livello L4-L5 (parzialmente espulsa),
    -protrusione discale modesta L3-L4,
    -discopatia L1-L2 (minima ernia discale sottolegamentosa paramediana).

    TAC:
    -Listesi di 1° grado di L5 su S1 e spondilolisi istmica bilaterale di L5, a tale livello il canale osseo è ridotto di ampiezza;
    -Protrusione discale L1-L2
    -protrusione anulo discale L2-L3
    -protrusione discale circonferenziale ad ampio raggio L3-L4
    -Ernia discale posteriore mediana e paramediana destra L4-L5 in parte calcificata, espulsa e leggermente migrata caudalmente; il disco intervertebrale è assottigliato;
    ernia discale sottoarticolare a livello L5-S1.

    Il neurochirurgo mi ha detto di dover operare (sostituire i dischi danneggiati con delle protesi e stabilizzare la colonna con delle viti).

    Nonostante questo consulto ho deciso di seguire una strada alternativa per poi ricontrollare la situazione ripetendo gli esami dopo 5-6 mesi:
    2 mesi fa ho fatto alcune sedute di ozonoterapia (per ridurre il volume delle ernie ed agire sul dolore), sto facendo ginnastica posturale per ricostituire la muscolatura a sostegno della schiena, e cammino un ora al giorno.
    Purtroppo il dolore è tornato e sta nuovamente aumentando, quindi devo decidere se rifare qualche seduta di ozonoterapia o fare l’intervento e che tipo.

    Il neurochirurgo con cui avevo parlato a fine giugno mi aveva parlato di un intervento piuttosto invasivo per stabilizzare la colonna, poi ho letto di interventi percutanei e Tessys.
    Vorrei capire cosa sia meglio nella mia situazione.
    Vorrei avere una consulenza per decidere con maggiore consapevolezza cosa sia meglio nel mio caso.

    Cordialmente
    Rosalba

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